I beni proposti corrispondono ai criteri fissati da UNESCO relativi al “valore universale eccezionale”, alle “condizioni di autenticità e di integrità” e al “buono stato”. Essi sono infatti al contempo:

  • opere che hanno concorso in modo determinante alla costruzione di nuovi territori e paesaggi e allo sviluppo socio-economico di tutta la regione
  • esempi eminenti di tecniche e di saperi idraulici continuamente aggiornati modelli architettonici funzionali alla scienza dell’acqua e insieme di notevole valenza artistica
  • beni evocativi di vicende storiche e di antichi assetti territoriali in cui gli abitanti ancora oggi riconoscono la propria identità
  • strumenti essenziali e tuttora operanti per lo sviluppo socio-economico e per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.

Per una esaustiva visione del sistema delle acque in generale e della bonifica e irrigazione in particolare, il Progetto analizza le tre differenti tipologie di opere di seguito presentate, individuando al loro interno i siti e i manufatti più significativi.

Gli impianti storico-architettonici di bonifica e di irrigazione

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Opere di irrigazione e/o di salvaguardia idraulica

Gli impianti hanno spesso un grande valore, oltre che funzionale, anche storico, ambientale paesaggistico ed estetico-architettonico. Risultato finale di un’azione plurisecolare dell’uomo; operato sinergico di diverse professioni tecniche, (l’ingegnere idraulico, l’ingegnere industriale, l’agronomo, il geologo, l’architetto...) e di esperte maestranze; espressione di una scuola idraulica che ha avuto in Lombardia numerosi e validissimi esponenti; dotati di strumentazioni tecniche di avanguardia; circondati da bacini e canali; immersi in aree protette; edificati spesso in cotto impreziosito da lesene e decori in pietra viva, gli impianti sono veri e propri monumenti che dominano un territorio e un paesaggio che essi stessi hanno largamente contribuito a costruire.

Di questi impianti ne sono stati scelti 19, appartenenti al demanio pubblico (18 gestiti dai Consorzi di bonifica e 1 dal Consorzio del Ticino), rappresentativi della bonifica e dell’opera dell’uomo per:

le notevoli dimensioni e le pregevoli caratteristiche architettoniche
le soluzioni tecnologiche adottate
lo stato di conservazione buono
l’inserimento in parchi regionali
l’esistenza di zone di salvaguardia ambientale che li contornano
la raggiungibilità anche con percorsi a mobilità lenta
la presenza di musei e ambienti didattici in edifici ristrutturati di pertinenza degli impianti
l’essere meta ordinaria di visite da parte di scuole, associazioni naturalistiche, turistiche e culturali

Nel Progetto sono stati inseriti tre sistemi di canalizzazioni particolarmente importanti per storia, funzionalità e per gli aspetti paesaggistico-ambientali.

Dai laghi prealpini e dai grandi fiumi derivano, attraverso molteplici e differenziate modalità tecniche e costruttive, molti canali, da cui a loro volta si dipartono altri canali via via più piccoli, formando una rete fittissima di navigli, fossi, rogge, seriole, dugali, che segna, irriga, scola e ingentilisce la campagna. Un reticolo cosi fitto ha permesso, nel corso dei secoli, di raggiungere anche le aree distanti diversi chilometri dai corsi d'acqua naturali, dando vita alla pianura irrigua che oggi conosciamo.

Il sistema dei Navigli Milanesi è alla base dello sviluppo agricolo, industriale e commerciale di Milano. Costruiti nel corso dei secoli, i navigli Grande (“il patriarca di tutti i canali” per la sua antichità e importanza), Martesana, Paderno, Pavia, Bereguardo e il Canale Villoresi danno vita ad una rete lunga quasi 3.500 km e svolgono fin dall’inizio funzioni plurime: irrigazione, trasporto di merci e persone, allontanamento delle acque reflue, svago, sport e ricreazione, produzione di energia per mulini, industrie e centrali idroelettriche.

Di non minore importanza economica e ambientale è il Canale Muzza, lungo 39 km, derivato dall’Adda nel XIII secolo e fattore principale dello sviluppo del Lodigiano. Nel progetto viene inserito il tratto denominato il Giardino della Muzza, che corre, affiancato da una ricca e intatta vegetazione, dalla Centrale di Tavazzano alla cascina Muzzetta per circa 4 km.

Nel 1337 il comune di Cremona diede inizio alla costruzione del Naviglio Civico, derivando le acque dal fiume Oglio. Per aumentarne la capacità irrigua e di trasporto, nel 1442 Francesco Sforza lo sdoppiò creando due navigli che si riuniscono c.a 13 km più a sud. Per costruire quello della Melotta fu necessario incidere il Pianalto di Romanengo per una profondità di una quindicina di metri, così che esso corre incassato in una specie di gola, da cui una macchina idraulica costruita nel XVII secolo sollevava l’acqua per irrigare il territorio circostante.

Fontanili, oasi e marcite

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Fontanili, oasi e marcite

Lungo una fascia che scorre appena sotto le Prealpi dal Piemonte al Veneto, le acque, giunte a contatto con un terreno permeabile di sabbia e ghiaia, penetrano al di sotto della superficie, per risalire poi più a sud quando incontrano uno strato impermeabile di argilla. Questo comportamento dà luogo al fenomeno delle risorgive che, opportunamente captate dall’uomo, formano piccoli corsi d’acqua che svolgono varie funzioni, tra cui preminente quella irrigua.

I fontanili hanno dato un forte contributo allo sviluppo e alla ricchezza dell’agricoltura lombarda ma rivestono anche un’importante funzione ecologica, perché costituiscono uno degli ultimi habitat-rifugio per molte specie vegetali e animali oggi a rischio di estinzione. Essi ricoprono, dove opportunamente attrezzati, una funzione ricreativa e sono testimoni dello stretto legame tra acqua e sacro, essendo legati al culto prima di divinità pagane e poi cristiane: questo spiega la presenza così numerosa nei loro pressi di chiese e cappelle votive.

I fontanili hanno dato luogo ad una particolare tecnica di coltura prativa assolutamente singolare nel quadro delle coltivazioni foraggere europee, vanto per secoli del sistema agricolo-zootecnico della Bassa pianura lombarda: la marcita.
Essa deve le sue caratteristiche produttive a speciali condizioni naturali e antropiche: lungo la linea delle risorgive l’acqua sgorga ad una temperatura variabile tra gli 10°C e i 13°C a seconda delle stagioni e, scorrendo ininterrottamente sul terreno con condizioni termiche sufficientemente elevate per tutto l’anno, impedisce, anche quando la temperatura dell’aria è molto bassa, il congelamento della cotica erbosa e dell’orizzonte superficiale del suolo. Ne deriva un calore sufficiente per lo sviluppo della flora pratense e un notevole aumento della produzione di foraggio, con conseguente possibilità di allevare un maggior numero di capi di bestiame. Oggi ne restano alcuni esempi, grazie all’interesse di alcuni agricoltori ed enti locali, per il loro valore storico e per la funzione ambientale svolta, in relazione alla presenza anche invernale di molte specie di uccelli.

Musei ed Eco-Musei

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Musei ed Eco-Musei

Il Progetto, al fine di mostrare il ruolo e la plurifunzionalità del “sistema acqua” nella costruzione della civiltà lombarda, è inoltre accompagnato da musei e da numerosi edifici di notevole rilevanza storica ed artistica.

I Consorzi di bonifica, spesso insieme con i Comuni, hanno allestito musei, sedi espositive e aree ecologiche dove sono esposti macchinari, oggetti, immagini e documenti, che raccontano la storia della bonifica e del territorio. In queste sedi vengono periodicamente organizzate giornate di studio, visite guidate, mostre e varie iniziative culturali.

In più casi essi sono strettamente connessi con i beni proposti, di cui costituivano strutture di servizio, come ad esempio il Museo delle Acque Italo-Svizzere (già magazzino) del CdB Est Ticino Villoresi, che affianca la diga del Panperduto, e la sede espositiva accanto all’impianto idrovoro di San Matteo delle Chiaviche del CdB Navarolo, già centrale termoelettrica di riserva.

In altri casi, i Consorzi o i Comuni hanno dato vita a musei e habitat naturali, come gli eco-musei sulla roggia Mora a Vigevano (PV) e sull’isola Benedicta a San Benedetto Po (MN). Accanto a ad alcuni dei siti proposti sorgono inoltre diversi edifici di grande rilevanza storica ed artistica testimonianza del rapporto Uomo – Acqua. Si tratta delle grandi abbazie che hanno

bonificato ampie zone paludose, dei castelli e delle ville di delizia sorti per necessità difensive o per ricreazione lungo navigli e canali, degli opifici (mulini, ferriere, industrie, centrali idroelettriche ecc.) che abbisognano di acqua e infine delle cascine che se ne servono per aumentare la produzione agricola.